Il Rito dei Miracoli

Non si conosce con precisione, quando abbia avuto inizio questo rito, ma si sa con certezza che tale azione risale alla notte dei tempi.

I Capitini affermano che da sempre San Giacomo compie dei “miracoli” presso questa comunità; ciò non ha fatto altro che attribuire al rito l'idea di un intervento soprannaturale.

Bisogna aggiungere che a questi miracoli è stata legata sempre una radica convinzione: quando i colpi afflitti al muro erano di numero dispari e pochi, essi venivano considerati di buono auspicio sia per i frutti della terra che per tutto l'andamento generale dell'annata.

Se tali colpi erano di numero pari e soprattutto tanti, avrebbero portato, invece, calamità, disgrazie, carestie e disastri di ogni genere.

Tra gli storici, anche Salvatore Pagliaro giunse ad affermare che si hanno funeste conseguenze quando San Giacomo tarda a far cadere il muro, come successe nel 1849, anno fatale a Capizzi per i numerosi eccedi che si verificarono.

Naturalmente, come vuole la “couleur locale” le interpretazioni dei miracoli sono le più disparate.

Si racconta che negli anni antecedenti l'avvento del Cristianesimo, la casa in questione fosse un tempietto dedicato a un dio pagano.

Pertanto quando la città si convertì al Cristianesimo e scelse come protettore San Giacomo durante la festa si pensò di distruggere quel tempio pagano, abbattendolo con il fercolo del Santo.

Questo fatto dovette compiacere tanto il popolo capitino, da fargli venire l'idea di ripeterlo ogni anno fino alla fine dei secoli.

Un'altra leggenda vuole che, nella casa contro la quale ogni anno va a sbattere la vara del Santo si trovasse un tempio saraceno e che San Giacomo l'abbia distrutto per far trionfare la fede cattolica.

Un'altra storia ipotizza l'esistenza di una sinagoga ebraica, al posto dell'odierna chiesa di Sant'Antonio di Padova; in seguito alla conquista spagnola che aveva fatto della difesa della religione cattolica il proprio vessillo, con l'editto di Ferdinando il Cattolico, si era scatenata la cacciata degli ebrei dal territorio, e quindi con la vara si andò ad abbattere la sinagoga per far trionfare il cristianesimo.

Secondo un'altra interpretazione, questa casa sarebbe stata la casa “di San Japicu” o comunque abitata da un fratello o una sorella del Santo.

L'interpretazione più comune, invece, la vuole abitata dagli spiriti dei morti, dalle larve dei defunti o dai demoni portatori di male, che con la distruzione della casa vengono espulsi e cacciati via, per far trionfare il bene.

Un'altra leggenda, la più attendibile, narra che il fercolo è scaraventato contro la parete della casa che rappresenterebbe proprio quella di Sancio De Heredia, responsabile del trasferimento delle Reliquie a Messina, atto che aveva tolto alla città di Capizzi l'onore di custodirle.

Visto l'aspetto puramente compostellano, altri studiosi affermano che “il miracolo” che avviene per il crollo del muro, sia quello di intravedere, attraverso la feritoia prodotta, Cerami, e quindi il miracolo della protezione jacobea data ai normanni per sconfiggere gli arabi.

I portatori attribuiscono a San Giacomo quei movimenti e affermano che è lo stesso Santo a trascinarli verso il muro.

Attraverso questo rituale, eseguito meticolosamente e con molta precisione, si ha la possibilità di assistere e rivivere in un certo senso le nostre origini.

Secondo studiosi il muro starebbe a significare un limite di demarcazione oltre il quale non si può andare: una frontiera invalicabile, che sbarra l'accesso, con da una parte il mondo della cristianità e dall'altro il mondo musulmano.